| Terapia Regressiva e Ipnosi regressiva |
|
|
|
Man mano che andiamo avanti nella vita diventa sempre più evidente che tutta la nostra vita “porta il segno” di quando e dove siamo stati concepiti, perché (per caso? o per il fatto che uno dei due genitori voleva quel figlio? e chi non lo voleva?..), come siamo nati (le tracce mnemonico-sensoriali del tipo di parto), come abbiamo vissuto soprattutto i primi anni di vita. Gli eventi di maggiore impatto si risolvono quasi sempre in un “imprinting” che influenza come noi sperimentiamo noi stessi e il mondo, come rispondiamo emotivamente alle situazioni di vita in modo automatico. Tutto ciò nella nostra cultura positivistica viene concepito come acquisito e rinforzato a partire dal momento della nascita. Sicché, quando le nostre risposte slittano sul terreno minato dei sintomi, fisici o psichici o relazionali, tutti gli approcci psicoterapeutici rientranti nella cosiddetta “talk therapy” ( terapia che si basa sulle parole) tendono a modificare il modo di risposta appresa agli eventi, agendo su una o più aree ( cognitiva, emotiva, comportamentale) con tecniche mirate a toccare il livello conscio e/o inconscio. Quando il livello di sofferenza va oltre aspetti “normalmente “ nevrotici e sfocia nella vera e propria malattia mentale, si fa poi ricorso alla psichiatria e ai farmaci.
![]() Regressione di gruppo In casi del genere la Terapia regressiva spesso appare come un intervento promettente e che va fuori dei canoni. Questa terapia non è attualmente soggetta alla definizione e al rispetto di standard procedurali ed etici, e di fatto viene praticata da vari “terapisti”, ovvero operatori che popolano le professioni d’aiuto di primo soccorso : massaggiatori, “guaritori”, counsellors olistici e simili. Gli strumenti più utilizzati per sollecitare uno stato regressivo vanno dalla visualizzazione guidata ai viaggi sciamanici, dal massaggio profondo ed altre tecniche di terapie corporee alla respirazione olotropica del Rebirthing, dalla meditazione profonda all’ ipnosi praticata da ipnotisti (non psicoterapeuti). Quando si lavora con la Terapia regressiva si entra in un reame diverso da quello della psicoterapia, ovvero in quello della spiritualità, basato su una credenza, quella nella reincarnazione e nel karma: con questo approccio si esplorano vite passate e “ogni vita” ri-vissuta in regressione contiene in sé elementi di splendore e storie di fatica, pagine di crescita favolosa e di perdite e lutti che in qualche modo si possono collegare al disturbo . Queste sedute, se condotte senza fanatismi, sono esperienze che fanno parte del teatro cosmico che chiamiamo vita, per dirla con H.Bolduc. Gli esercizi di regressione vengono intesi come regali per rinfrescare la memoria, per mettere insieme pezzi di un puzzle relativi non tanto al destino di una vita concreta, bensì al destino ed alla evoluzione dell’ anima. In tal senso la cosa importante per chi si imbarca in questo viaggio è il processo, non la scoperta di un contenuto soggetto ad una qualche verificabilità. Un’ esperienza del genere non ha scopi utilitaristici ed immediati, ma è comunque evidente che l’effetto più consistente di essa è quello di riconoscere in “altre vite passate” un pattern simile a quello che si verifica nella vita attuale, e ciò può tradursi nel comprendere perché la vita attuale è com’è. Dalla comprensione scaturisce una certa saggezza, dalla saggezza la fiducia, con la fiducia si sconfigge la paura di affrontare le difficoltà della vita presente. Una prospettiva spirituale può avere un profondo impatto sul desiderio di migliorare la propria vita. Un esempio di domande focalizzate su un livello spirituale : ° Come sei cresciuto e come ti sei evoluto in quella vita? ° In che senso hai perso qualcosa, e come avresti potuto fare meglio? ° Cosa ti ha causato in quella vita la più grande tristezza e il più grande dolore? ° Cosa ti ha dato la più grande felicità e la sensazione di pienezza, di realizzazione? ° Cosa hai appreso o sperimentato in quella vita che puoi portare con te nella tua vita attuale sulla terra? La Terapia regressiva scende molto in profondità e tocca il livello fisico, emozionale e mentale spesso più velocemente e profondamente di quanto possa fare la maggior parte degli altri approcci terapeutici. Ci sono forme di Terapia regressiva che fanno ricorso più che alla trance tradizionale, ad una cosiddetta coscienza vigile (Dethlefsen), uno stato di coscienza meditativo, in cui, con la guida di chi guida la regressione il soggetto lavora a riconoscere e interpretare pensieri e immagini interiori che affiorano nella seduta. Il presupposto di questo tipo di terapia regressiva è la convinzione che la coscienza non si sviluppa dopo la nascita, ma è presente alla nascita, anzi, al momento in cui una persona è concepita, essa si unisce con la materia, il corpo, e lo lascia al momento della morte quando l’esperienza vissuta, concluso il motivo di quella incarnazione, ritorna in un altro corpo. La morte, e il modo in cui si verifica ogni volta, è il punto focale di questo modo di concepire e praticare la Terapia regressiva affinché l’interessato possa guadagnare insight sul suo progetto di vita, un insight che spieghi il disagio, i sintomi, le malattie, gli incidenti. Individuare la propria responsabilità, uscendo dal ruolo di vittima a cui le cose capitano, è il punto di svolta per “guarire”. ![]() Il lungo viaggio Questa esperienza può risultare catartica e liberatoria, ma non è esente da rischi consistenti di confabulazione. Nello stato modificato di coscienza, comunque indotto, per il cervello un’esperienza reale e una virtuale hanno lo stesso impatto. E’ questo che rende infatti possibile l’efficacia di psicoterapie che lavorano sui meccanismi inconsci della mente e che puntano a modificare a livello profondo reazioni apprese. Pertanto ciò che dalla persona in regressione viene riferito come proprio vissuto non è detto che coincida con fatti "oggettivi", ma può essere espressione di elaborazioni consce e inconsce; ciò riguarda anche le esperienze dei cosiddetti rapimenti da parte degli UFO. Le concordanze tra quanto evocato o immaginato in regressione e certe località ed edifici visitati durante una vita passata, talvolta sono state confermate in parte da sopralluoghi; altre volte si è potuto verificare che la persona aveva conoscenza di certi luoghi e costumi attraverso film e letture risalenti anche a molti anni prima. Il problema dell’attendibilità delle vite passate, pertanto, rimane aperto. "Il problema dell'umanità è che gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi"- B. Russel |









